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Premio Nobel per l’Economia alla teoria dei “Pungoli”

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Scritto da R C
Cosa muove il comportamento degli individui quando devono fare una scelta?

Non soltanto l’egoismo e la razionalità (i due caposaldi delle teorie economiche più diffuse), ma, come ha dimostrato Richard Thaler conquistando recentemente il Premio Nobel per l’economia, anche le emozioni, e in particolare quelli che lui definisce “nudge”, ossia “pungoli”, spintarelle…

Nel suo Nudge: Improving Decisions About Health, Wealth and Happiness, scritto insieme a Cass Sustein, il Nobel, partendo dall’analisi del comportamento sociale, spiega come arrivare a scegliere ciò che in assoluto è meglio per noi, per la nostra famiglia e per la società, grazie a piccoli incentivi non monetari che possono spingerci a muoverci nella direzione desiderata.

Applicando in modo concreto queste teorie si arriva a promuovere, in una fetta più ampia di popolazione, quei comportamenti positivi e sani che gli ordini e gli ammonimenti da soli non bastano a far eseguire.

Come esemplificano gli autori del libro, ad esempio, in riferimento allo spingere più gente possibile a mangiare frutta e verdura, che fanno bene alla salute, piuttosto che altri tipi di cibo meno genuini ma spesso preferiti, “I pungoli non sono ordini. Mettere frutta al livello degli occhi conta come un nudge. Proibire il cibo spazzatura no”.

Thaler sostiene dunque un modo diverso di orientare le scelte delle persone, agendo come stimolo su una naturale tendenza a restare fermi, a non cambiare posizione e stato, tipica dell’essere umano.

Tutto questo, nell’ottica di agire per il bene delle persone, ma senza obblighi e con la facile possibilità di tornare indietro, se vogliono.

La cosa interessante di questa teoria è che può avere applicazioni molto concrete, tanto che è già stata messa in pratica in vari contesti (soprattutto nel Regno Unito e negli Stati Uniti), dunque se ne può studiare l’efficacia, anche se si tratta di una dottrina ancora da sviluppare e migliorare.

Anche in Italia esiste un gruppo di ricercatori che sperimenta l’adozione dei nudge, che potrebbero essere una risorsa se impiegati in campo sanitario, fiscale o comunque nell’ambito delle politiche di promozione dei comportamenti sociali ritenuti positivi per la collettività.

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