I consigli dell'esperto

Baby Blues: la tristezza di essere mamma

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Scritto da Fiammetta Trallo
Dopo nove mesi di attesa e le fatiche del parto, naturale o cesareo che sia stato, la gioia di essere mamma è per la totalità delle donne un’esperienza emotivamente unica.

Qualche giorno dopo il parto, però, può capitare che la contentezza iniziale si trasformi a tratti in una sorta di insoddisfazione.

La neo-mamma potrebbe non sentirsi adeguata per il nuovo ruolo e non provare più interesse per il bimbo appena nato. Il senso di colpa di solito sale alle stelle e ai momenti di tristezza o angoscia si alternano crisi di pianto. Possono manifestarsi anche mancanza di appetito e difficoltà a dormire.

Tutti sintomi del “baby blues”, espressione inglese che si traduce in «bimbo triste» anche se in realtà è la mamma a non sentirsi felice. Oltre la metà delle neo-mamme sperimenta questi momenti di instabilità emotiva nel primo puerperio, che vengono considerati normali se sono episodici e si risolvono nel giro di due settimane. Oltre tale periodo, se le sensazioni negative si verificano di frequente nell’arco della giornata, è bene chiedere aiuto per non cadere in una vera e propria depressione post-partum che può durare anche diversi mesi.

Il vissuto della gravidanza, le ansie legate alla preoccupazione per la salute del bambino, il parto e l’allattamento sono situazioni potenzialmente pericolose per l’equilibrio psico-emotivo materno. La fluttuazione ormonale gioca un ruolo importante sullo stato d’animo della mamma. Anche gli inevitabili cambiamenti del corpo diventano intollerabili nel post-partum se prevale la paura che non si tornerà più le stesse. La mancanza di una vita sessuale, sconsigliata fino a 30/40 giorni dopo il parto, accresce la paura di non ritrovare il feeling con il partner e il piacere della sessualità.

La paura e la vergogna di ammettere questo stato d’animo contribuiscono a ritardare la risoluzione del baby blues ed aumentare il rischio di depressione post-partum. In presenza di sintomi persistenti e nei casi di depressione lieve-moderata l’approccio psicologico risulta il più efficace. Quando la donna rifiuta la psicoterapia o questa non si dimostra risolutiva, e se in precedenza ha già manifestato episodi ansioso-depressivi, è bene far ricorso ai farmaci. Molti psicofarmaci (sempre su consiglio medico) sono compatibili con l’allattamento al seno.

I fattori di rischio noti e le avvisaglie durante la gravidanza non vanno sottovalutati. Le adolescenti hanno una probabilità maggiore di avere una depressione post-partum rispetto alle madri adulte e in buona parte presentare veri e propri sintomi depressivi. Il motivo non dipende tanto dall’età anagrafica quanto dal livello di maturità psichica.

Il padre del bambino gioca un ruolo delicato e fondamentale. Appoggio, amore e comprensione aiutano la donna a sentirsi desiderata e a ritrovare la tranquillità e la serenità necessarie per il nuovo compito. Non sempre i neo-papà riescono a vivere l’esperienza della paternità con serenità ed equilibrio. A loro volta possono sentirsi disorientati e non sapere cosa fare. Spesso si sentono degli estranei nel nuovo menage di coppia e vivono una sorta di senso di abbandono da parte della donna che pone il bimbo al centro dell’attenzione. Lavoro precario, problemi emotivi e finanziari possono aumentare il rischio che anche il neo-papà soffra di depressione post-partum.

Rispetto al baby blues, la depressione post-partum ha una durata maggiore con conseguenze diverse sia per il benessere del bambino sia per la salute e l’equilibrio della mamma. Proprio per questo non va sottovalutata.

Dr.ssa Fiammetta Trallo
Medico Chirurgo Specialista in Ginecologia e Giornalista della Salute

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