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Soul gardening….e l’anima fiorisce!

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Scritto da R C

Maggio, mese per eccellenza di fioriture spontanee e di lavori di giardinaggio. Si semina, si pota, si osserva la natura che esplode in tutta la sua rigogliosa bellezza… Fare giardinaggio o, meglio, “gardening”, all’inglese, offre lo spunto per arditi parallelismi con un altro genere di cura, quella dell’anima.

Si, perché come l’anima gode nell’immediato e in modo del tutto percepibile della bellezza di una stagione nuova e ricca di piaceri molto sensoriali – i profumi dei fiori, i colori, la sericità dei petali al tatto -, non da meno c’è tutta una letteratura – dal romanzo alla filosofia-, e una certa esperienza di vita vissuta che ci permettono di accostare il giardinaggio alla coltivazione di quelle virtù che dovrebbero aiutarci a nutrire l’anima attraverso i sensi.

Come? A livello più “terra-terra”, l’arte del giardinaggio ci insegna la pazienza e la bellezza del saper attendere, del dare a ciascuna attività il tempo di cui necessita, senza cercare di affrettare nulla, né di arrivare “primi”: seminare, annaffiare, concimare non daranno frutti se non si è in grado di attendere…

Facendo gardening ci sentiamo bene, e non solo perché respiriamo all’aperto, prendiamo un po’ di sole e i muscoli lavorano durante le attività più “fisiche”, ma anche perché c’è una concentrazione nel fare certi movimenti ripetitivi e semi-automatici, che “libera” il cervello, ripulendolo da pensieri negativi. Inconsapevolmente, ritroviamo serenità. Non a caso l’arte e la cura del bonsai nascono in Oriente, culla delle filosofie Zen.

A livello più profondo, il gardening ci insegna ad affrontare in modo differente il rapporto con chi ci circonda. Essere pazienti, saper aspettare il momento giusto, ad esempio, ci può aiutare a capire meglio l’altro, i suoi tempi, i vari stadi in cui si trova una relazione evitandoci di rovinare tutto a causa della fretta e dell’impazienza. Come ogni fiore, anche l’amore e l’amicizia nascono spontaneamente, ma poi necessitano di cure costanti per continuare a fiorire nel tempo, allontanando insetti velenosi e potenzialmente dannosi quali noia, rancore, distanza emotiva.

Un giardinaggio dell’anima è poi importante a livello personale, per coltivare dentro noi stessi quei comportamenti che ci avvicinano al benessere interiore e non si legano a emozioni rapide di piacere immediato che poi, veloci come sono apparse, svaniscono, ma riguardano la parte più profonda di noi e quelli che sono i nostri veri valori di riferimento e le nostre stelle guida.

Nutrire l’anima di attività positive che ripristinano il legame con le nostre origini – apparteniamo alla terra, in fondo, anche se le metropoli contemporanee creano, anche esteticamente, una frattura con l’ambiente naturale -, ci fa sentire bene perché ci ricorda chi siamo. E ci aiuta, contemporaneamente, a riappropriarci del senso di bellezza e armonia che spesso perdiamo per via della razionalità a tutti i costi, della tecnologia utilizzata a sproposito, della fretta che domina le nostre attività quotidiane, dell’eccesso di egocentrismo in cui tutti, oggi, cadiamo.

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