Salute

In Italia nasce il primo ambulatorio di “MEDICINA NARRATIVA”

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Scritto da R C

Rimettere al centro del processo di cura il paziente, facendo emergere il suo vissuto della malattia, in modo da arrivare ad un piano di cura condiviso con il medico, migliorare l’aderenza alla terapia e far emergere diritti negati e bisogni di salute rimasti inascoltati: sono gli obiettivi dell’ambulatorio di Medicina Narrativa Distrettuale istituito dall’ASL di Rieti, il primo in Italia, presentato a Roma alla prima Convention del Management della sanità organizzata dalla Fiaso (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere).

Un’esperienza appena partita, ma che sembra già suscitare molto interesse. <<La delibera per l’istituzione dell’ambulatorio risale a luglio 2018 – spiega Umberto Caraccia, psicologo e responsabile del progetto – ma siamo partiti a settembre. Ci sono stati già 25 accessi e abbiamo in cura 15 pazienti, ma molti altri attendono di essere visitati>>.

L’ambulatorio è aperto tutti i giorni per dare informazioni, mentre il mercoledì è riservato agli incontri con i pazienti, che possono accedere al servizio sia tramite il medico di medicina generale sia prenotando direttamente la visita attraverso un numero telefonico dedicato.

È aperto a tutti i pazienti che ne facciano richiesta, a chi ha malattie cronico-degenerative o tumori.

Ad accoglierli e gestire l’ambulatorio c’è un’equipe multidisciplinare, composta da medici di base, infermieri, assistenti sociali, psicologi e medici specialisti. Il piano prevede 4 incontri da 50 minuti l’uno con il paziente, più un altro eventuale se ce ne fosse bisogno. <<Nella prima seduta rileviamo il vissuto della malattia ascoltando il paziente – continua Caraccia – Poi lo analizziamo attraverso la letteratura medica per identificare i suoi bisogni, in modo da poterlo indirizzare, a seconda dei casi, all’assistente sociale, allo psicologo o allo specialista. Se non emergono bisogni, ci confrontiamo con gli altri specialisti che hanno in cura il paziente per migliorare la loro relazione con lo stesso>>.

Dopo il primo incontro, si indirizza il malato verso il racconto libero, facendoglielo scrivere a casa, partendo da alcune parole chiave, e poi gli si fanno delle interviste semi-strutturate lavorando su tre chiavi: la malattia, l’adesso e il domani. Tutti strumenti della medicina narrativa, oltre al diario del paziente e la cartella parallela.

Seppur partita da poco tempo, <<l’iniziativa ha suscitato l’interesse anche degli altri medici della ASL e si è avviata una collaborazione tra i medici del distretto e i medici di base, che hanno inserito nella loro pratica di cura azioni di medicina narrativa – conclude Caraccia – una collaborazione che contribuirà a ridurre gli eventi di medicina difensiva e migliorare la qualità delle cure>>.

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