Alimentazione

Planetary Health Diet, facciamo tutti la “Dieta salva-pianeta” che salva anche la salute

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Scritto da R C

<<In questa estate 2019 in Italia e in Europa si sono verificati fenomeni meteorologici estremi, risultato di un enorme cambiamento climatico di origine antropica che sta avvenendo su scala planetaria: a questa conclusione sono giunte decine di migliaia di ricerche, condotte in tutti i Paesi del mondo dagli scienziati più accreditati che lavorano sul tema dei cambiamenti climatici.

Oltre 200 scienziati in Italia hanno, per questi motivi, evidenziato che “devono essere intraprese misure efficaci e urgenti per limitare le emissioni di gas serra e contenere il riscaldamento globale ed i cambiamenti climatici” ma per attuare questo cambiamento dobbiamo cambiare il nostro modo di alimentarci, partendo dal modo in cui consumiamo e produciamo, il cibo.

Ed è proprio anticipando questo obiettivo che ad inizio di quest’anno 37 esperti internazionali di 16 Paesi, specializzati in salute, nutrizione, sostenibilità ambientale e politica economica, sono stati invitati dalla rivista scientifica Lancet a formulare una “dieta per la salute del pianeta”>>, spiega il dr. Emanuele Rondina, biologo nutrizionista a Bologna.

<<Il risultato secondo gli esperti è stato una dieta a base vegetale, con ridotte quantità di alimenti di origine animale, cereali raffinati, zuccheri. Nelle indicazioni, a fianco dei cambiamenti alimentari, è stata anche precisata l’importanza di stimolare una migliore e più sana produzione degli alimenti con riduzione degli sprechi, indicando obiettivi-limite nell’utilizzo di terra, acqua e nutrienti per una produzione agricola sostenibile e precisando una grande varietà di aree di intervento per raggiungere questi risultati coinvolgendo governi, industrie e società.

L’obiettivo finale di questo modello alimentare è quello di nutrire in modo sostenibile una popolazione mondiale di 10 miliardi di persone nel 2050 evitando fino a 11,6 milioni di morti premature all’anno e facendo diminuire in maniera consistente le emissioni dei pericolosi gas serra.

Il modello di dieta (Planetary Health Diet), alla cui redazione hanno partecipato alcuni tra i massimi esperti mondiali in tema di nutrizione e sostenibilità, come Walter Willett, professore di Harvard, e l’inventore del “chilometro zero” Tim Lang, oltre che professori provenienti da Università di tutto il mondo e organizzazioni come FAO e OMS, pubblicato sulla rivista Lancet, prende spunto dalla dieta Mediterranea praticata in Grecia alla metà del secolo scorso e prevede le seguenti indicazioni: 2.500 chilocalorie al giorno suddivise in 230 grammi di cereali integrali e tuberi, 500 grammi di frutta e verdura, 250 grammi di latticini, 75 grammi di legumi, 29 grammi di pollo, 28 grammi di pesce, 14 grammi di carni (bovine o suine o ovine), 13 grammi di uova, 50 grammi di noci, 31 grammi di zuccheri.

In una settimana, quindi, si possono consumare come proteine animali, 200 grammi di pesce e 200 grammi di pollo, 100 grammi di carne rossa, 2 uova, 250 grammi al giorno di latte e derivati. Pertanto, la maggior parte dell’introito calorico viene affidato a: legumi, cerali, tuberi, frutta e verdura, semi oleosi e frutta secca con predominanza di grassi salutari (insaturi e polinsaturi) come quelli contenuti nell’olio extravergine di oliva.

L’azione principale di tale modello per salvare noi e il pianeta è quella di raddoppiare, a livello globale, i consumi di frutta, verdura, legumi e noci e ridurre di oltre il 50% quelli di zuccheri e carni rosse entro il 2050.

Questo significa ottenere su scala mondiale una forte riduzione dei consumi di carne, uova, così da portarne il consumo a una o due volte a settimana, in modo da ridurre la domanda e, di conseguenza, gli allevamenti intensivi (si stima che dai bovini arrivi il 60% dei gas serra del pianeta). Questa raccomandazione si rivolge soprattutto ai paesi come gli Stati Uniti, nei quali si calcola che ogni persona abbia mangiato 222 chili di carne rossa e pollame nel 2018.

Se il regime alimentare proposto fosse applicato da oggi fino al 2050, data nella quale è prevista la nascita del decimiliardesimo abitante della Terra, le emissioni serra sarebbero ridotte dell’80%.>>

Il Dr. Rondina illustra ulteriori accorgimenti alimentari per fare del bene a se stessi e alla natura:

  • Mangiare frutta e verdura di stagione e a Km 0: privilegiare il consumo di alimenti di provenienza locale, consumando prodotti di stagione. Le primizie non portano alcun beneficio nutrizionale in quanto, essendo conservate in celle frigo per molti giorni, vedono dimezzato il proprio patrimonio organolettico; inoltre, queste coltivazioni impongono dei costi di gestione altissimi oltre a generare un forte inquinamento e spreco di risorse per il pianeta determinato da trasporto, consumo di acqua ed elettricità per mantenere condizioni di temperatura e umidità in modo artificiale.
  • Evitare gli sprechi alimentari: cercare di non buttare il cibo, facendo una spesa intelligente, comprando solo cose necessarie. Ovviamente, se avanza qualche pietanza cucinata, non è da buttare ma si può congelare e consumare successivamente quando magari abbiamo poco tempo per cucinare.
  • Scegliere prodotti che non contengano olio di palma e preferire legumi locali ad alimenti a base di soia: scegliere legumi, come ceci, di produzione italiana o delle buonissime lenticchie DOP, dei piselli o dei fagioli tipici delle Alpi italiane.

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