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L’Alzheimer non si cura, bisogna prevenire!

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Scritto da Capitale Salute

“Le terapie per la cura dell’Alzheimer possono solo in parte mitigare i sintomi, ma non hanno alcun impatto sulla progressiva evoluzione della demenza, una volta che questa si è manifestata. Oggi l’unico vero strumento per contrastare la malattia di Alzheimer rimane la prevenzione”.

Ecco quanto è emerso anche in occasione della Tavola Rotonda tenutasi in occasione della presentazione della Mostra “Con gli occhi dell’anima”, presso la Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini” lo scorso 18 settembre.

In questa malattia l’ereditarietà ha un ruolo marginale; occorre quindi cercare di fare prevenzione perché imboccare la strada giusta nel momento giusto è di fondamentale importanza in quanto poi il processo è irreversibile. Quindi, la parola d’ordine rimane PREVENZIONE!

https://video.sky.it/news/cronaca/alzheimer-in-mostra-a-roma-i-quadri-dei-pazienti/v538688.vid

Ma come è possibile prevenire questa patologia che colpisce 1 anziano su 4 e per la quale si stima un raddoppio dei casi ogni 20 anni?

  • Attività fisica

L’attività fisica ha un effetto immediato sulla plasticità neuronale; bastano 10 minuti al giorno di esercizio aerobico lieve – meglio se in compagnia per socializzare – per incrementare le connessioni neuronali a livello del giro dentato dell’ippocampo cerebrale, queste connessioni sono infatti deputate alle funzioni cognitive e mnemoniche e si perdono nell’Alzheimer.

  • Tenere sotto controllo glicemia, pressione arteriosa, peso e colesterolo

Uno studio ha dimostrato che un ipoglicemizzante (exenatide) incrementa i livelli di BDNF (Brain Derived Neurotrophic Factor) e fa aumentare la memoria visuo-spaziale.

  • Ginnastica mentale

La ginnastica mentale aumenta la produzione delle proteine cerebrali; è sufficiente allenare la mente con semplici esercizi quotidiani (es: parole crociate, ricordare la lista della spesa e leggere un libro).

  • Attenzione all’inflammaging

Nei pazienti affetti da Alzheimer sono presenti livelli elevati di stress ossidativo rispetto ai pazienti sani; quest’ultimo, in concomitanza con diminuite difese antiossidanti, induce la produzione di molecole che possono determinare uno stato infiammatorio caratteristico dell’invecchiamento e delle patologie età-correlate.

La malattia è caratterizzata da una distruzione neuronale riconducibile all’eccesso della proteina β-amiloide, che si deposita tra i neuroni determinando formazione di placche, aumento di citochine infiammatorie e riduzione dell’acetilcolina, sostanza fondamentale per la corretta trasmissione neuronale.

Tutte queste alterazioni causano eccesso di radicali liberi e deterioramento recettoriale che provocano la morte cellulare e, a lungo andare, la demenza.

Nei pazienti affetti da questa patologia, la somministrazione di FPP®-Immun’Âge® può essere utile nel contrastare l’eccessiva produzione di radicali liberi.

Anche durante la Tavola Rotonda è stato evidenziato che l’assunzione di Immun’Âge® è utile nel contrastare l’eccesso di radicali liberi per un approccio mirato a contrastare lo stress ossidativo e l’inflammaging.

Maggiori approfondimenti sui primi segnali dell’Alzheimer: https://www.corriere.it/salute/neuroscienze/cards/alzheimer-non-si-cura-bisogna-prevenire-ecco-come-agire-sintomi-piu-comuni/unica-arma-prevenire_principale.shtml

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