Salute

Carenza di Zinco e deficit immunitario

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Scritto da R C

Liberamente tratto dal blog di AIMF Health

In mancanza di una terapia mirata e di un vaccino sicuro ed efficace contro il COVID-19 è indispensabile concentrarsi sull’identificazione e sulla gestione dei punti di debolezza e deficit del sistema immunitario, di cui la carenza di zinco sembra essere una delle cause.

Lo Zinco, infatti, è determinante nella difesa dai virus. La sua carenza, come pure un disturbo del suo metabolismo, altera e indebolisce le reazioni immunitarie. Un adeguato assorbimento di Zinco è dunque di fondamentale importanza per il buon funzionamento del sistema immunitario sin dal primo contatto con il virus, inoltre diminuisce il rischio di altre complicazioni virali o di polmoniti.

Innanzitutto, lo Zinco è di fondamentale importanza per un corretto funzionamento delle mucose del sistema respiratorio, che limitano l’ingresso dei virus nel corpo umano, oltre che per un efficiente funzionamento di diverse cellule immunitarie.

Le persone più a rischio di ammalarsi di COVID-19, cioè anziani, persone in sovrappeso e malati di diabete tipo 2, hanno anche maggior predisposizione alla carenza di Zinco. Una reazione immunitaria meno efficace a causa di disturbi del metabolismo dello Zinco potrebbe essere perciò correlata al fatto che questi gruppi siano più suscettibili a contrarre il coronavirus (SARS-CoV2) e che l’infezione, nel loro caso, abbia un decorso più acuto. A queste conclusioni giunge Janpaul Mossink, medico specializzato in medicina nutrizionale, in un articolo recentemente comparso sul British Medical Journal (BMJ) Nutrition, Prevention & Health, uno studio teorico basato sul confronto di un’ampia letteratura scientifica (Mossink JP. Zinc as nutritional intervention and prevention measure for COVID–19 disease, BMJ Nutrition, Prevention & Health 2020).

Una bassa assunzione di Zinco con la dieta, un forte consumo di alcolici e diverse malattie sottostanti, aumentano il rischio di carenza di Zinco. Inoltre, studi clinici hanno dimostrato che il livello di Zinco diminuisce in maniera significativa in soggetti che assumono statine, (farmaci per ridurre il colesterolo) come pure diversi tipi di farmaci antipertensivi, tra cui diuretici tiazidici, inibitori di ACE, antagonisti del recettore dell’angiotensina 2 e calcio-antagonisti. Questo perché, nella maggior parte dei casi, tali medicinali aumentano l’escrezione urinaria di Zinco. Quindi pazienti affetti da ipertensione o malattie cardiovascolari, che assumano questi farmaci, sviluppano più facilmente una carenza di Zinco o un disturbo del suo metabolismo che può correlarsi ad un conseguente deficit del sistema immunitario.

Sappiamo ormai molto bene, infatti, come disfunzioni croniche del metabolismo, quali l’obesità o il diabete di tipo 2, causino uno stato di moderata infiammazione sistemica cronica nell’organismo. A causa di quest’infiammazione lo Zinco si lega maggiormente alle proteine cellulari, risultando così meno disponibile per il supporto alle funzioni immunitarie essenziali. Al contrario, una sufficiente presenza di Zinco limita l’infiammazione, riequilibra parzialmente le funzioni immunitarie sbilanciate e migliora i livelli di glicemia, cosa importantissima in caso di obesità o di diabete di tipo 2.

Purtroppo, al contrario di altri minerali, come il Ferro, la riserva dello Zinco subito disponibile per le cellule immunitarie è limitata, sufficiente solo per pochi giorni. In caso di insufficiente assunzione di Zinco tramite l’alimentazione, per esempio per mancanza di appetito, o in presenza di maggiore eliminazione tramite l’urina, se ne evidenzia in breve tempo una seria carenza.

Ecco perché interventi mirati sull’alimentazione di tutte le persone a rischio di carenza di Zinco sono indispensabili nel breve termine. In caso di alto rischio di carenza occorrerebbe prendere in considerazione la somministrazione aggiuntiva di Zinco sotto forma di integratore. Entrambe le misure non solo hanno la potenzialità di limitare ulteriori contagi di Coronavirus ma comunque contribuiscono a migliorare la salute generale dei pazienti a rischio.

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