I consigli dell'esperto

Alimentazione, stress e stili di vita come fattori di aging: quanto c’è di predeterminato nel modo in cui invecchiamo?

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Scritto da R C

Dr.ssa Amelia Di Giusto, Medico Chirurgo, Docente AIMF, Esperta in PNEI e Nutrizione Funzionale.

In tutto il mondo migliorano le aspettative di vita. In particolare, l’Italia si colloca al secondo posto dopo il Giappone per longevità e L’OMS, visto l’allungamento globale della vita, ha posto l’attenzione verso un cambiamento di paradigma, promuovendo un invecchiamento sano ed attivo, e considerando lo stesso come un processo multifattoriale, determinato da elementi modificabili e sui quali si può intervenire per migliorare la qualità della vita degli “over”.

Le cellule sono programmate per maturare, replicarsi, differenziarsi e morire dopo un determinato numero di duplicazioni (teoria di Hayflick) e questo è specifico per ogni specie, ma l’invecchiamento lo determiniamo noi e dipende per oltre il 70% dal nostro stile di vita e dalle nostre modalità di interazione con l’ambiente.

Ma cosa si intende per “stile di vita anti-aging”?

Ce lo spiega la Dr.ssa Amelia Di Giusto, Medico Chirurgo, docente di Medicina Funzionale, Esperta in PNEI e Nutrizione Funzionale: «È ormai riconosciuto che solo un terzo dei fattori che portano all’invecchiamento sia di origine genetica, e quindi immodificabile, ma anche in questo caso… esiste qualche eccezione, in realtà! Infatti, possiamo intervenire sollecitando l’attivazione o la disattivazione delle tessere di quel puzzle che sono i nostri geni, modificando la sintesi di quelle molecole che faranno la differenza tra un invecchiamento precoce ed un invecchiamento fisiologico ed in salute. In questo caso, l’alimentazione, l’ambiente, le relazioni sociali, gli stimoli culturali, i nostri stati emozionali, l’attività fisica e le abitudini di vita condizionano profondamente il modo in cui invecchieremo. Infatti, tutto ciò influisce sui nostri geni e crea un’impronta genetica che può essere ereditabile e trasmissibile (epigenetica), ma la cosa bella è che noi possiamo modificare questa impronta: non possiamo cambiare i geni ma possiamo modificare la cromatina che determina l’impronta. Possiamo dunque cambiare quello che sembra un destino “geneticamente predeterminato” correggendo lo stile di vita che, ormai è stato dimostrato, influenza il nostro DNA

Perché allora non sfruttare fino in fondo le chance che i buoni comportamenti ci offrono non solo per un invecchiamento “positivo” ed in salute, ma, ben prima che il nostro orologio biologico inizi a correre, anche per regalare ai nostri discendenti un patrimonio genetico forte, sano e longevo? Un buon invecchiamento…si prepara da giovani!

«Per cambiare il nostro destino biologico – continua la dottoressa Di Giusto – dobbiamo capire quali fattori pro-aging impattano negativamente sul nostro organismo, in modo da poterli eliminare o perlomeno limitare. Ci sono molte teorie che spiegano i processi di invecchiamento, che sicuramente è un percorso multifattoriale, ma tra le teorie più accreditate annoveriamo quel circolo vizioso che lega a doppio filo lo stress ossidativo, i processi di glicazione e un’infiammazione cronica di basso grado.

I processi di ossidazione molecolare e cellulare, dovuti ad un eccesso di radicali liberi, ed i processi di glicazione, da eccesso di zuccheri nel sangue a cui seguono danni proteici, enzimatici, di membrana e cellulari, infatti, sono insieme causa ed effetto di uno stato cronico di infiammazione di basso grado, che apre la porta a numerose patologie, incluso l’invecchiamento precoce di organi e tessuti. Quando, infatti, si crea uno squilibrio tra fattori pro-ossidanti e fattori antiossidanti, si avrà un eccesso di radicali liberi (ROS) in circolo che andrà a causare un danno cellulare a cui segue invecchiamento tissutale e d’organo. Sappiamo, infatti, che quei fattori che creano uno stress cronico generano anche un eccesso di radicali liberi e conseguenti alterazioni molecolari, con un accumulo di cataboliti nella matrice dei tessuti che scatenerà una risposta infiammatoria. Tale risposta, se cronicizzata, innescherà a sua volta fenomeni anomali di riparazione cellulare e tissutale, con decadimento della funzione d’organo ed anche del sistema immunitario. E ciò a causa di una produzione eccessiva di citochine pro-infiammatorie, citochine che, nel tentativo di riparare il danno, finiscono invece con l’alimentare proprio una continua cascata in cui si genereranno radicali liberi, sostanze acide, cataboliti, che determineranno ulteriori alterazioni e invecchiamento precoce.

Anche la glicemia alta e l’obesità, due delle chiavi di volta della sindrome metabolica, sono altrettanti fattori che innescano l’infiammazione e, di conseguenza, un aging anticipato.

Lo stress ossidativo, aiutato dall’infiammazione cronica e dai processi di glicazione, di fatto, va a danneggiare il DNA e le proteine di cui sono composte le nostre cellule, creando ostacoli nei processi riparativi e di replicazione cellulare nonché alterazioni del cromosoma. Inoltre, mette in difficoltà il sistema immunitario, indebolendolo, e porta ad una senescenza precoce che apre la strada a malattie autoimmuni, patologie degenerative e persino tumorali.

Ecco perché diventa di fondamentale importanza gestire, fin da subito, e cioè fin da giovani, quei fattori che, nel corso del tempo, potrebbero rivelarsi la base stessa dei meccanismi pro-aging. Dobbiamo intervenire precocemente sulle fonti di STRESS PSICOEMOTIVO, ALIMENTARE E FISICO.

Lo stress psicoemotivo va riconosciuto e modulato. Si sono sviluppate molte tecniche, dall’oriente all’occidente, in grado di agire sul nostro sistema neurovegetativo o sistema nervoso autonomo e quindi anche sulla nostra psiche, sul sistema immunitario e ormonale, cioè su quel sistema definito PNEI (Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia), che, come la mindfulness o lo yoga, possono darci una mano. Ovviamente possiamo aiutarci anche con integratori naturali, con fitoterapici e floriterapia. Anche svolgere quotidianamente attività motoria, adeguata al nostro fisico e all’età, e che corrisponda a quello che ci piace fare, meglio se all’aria aperta, ci aiuta a ridurre alcuni ormoni dello stress, la glicemia ed alcuni fattori infiammatori.

Uno stress psichico che si ripercuote anche sul fisico è una determinante fondamentale dello stress ossidativo. Così come lo sono anche la malnutrizione e la sedentarietà. L’alimentazione diventa, infatti, “malnutrizione” sin da piccoli, se si carica di abitudini poco sane, che vanno dall’eccesso di cibo e di cibi “troppo” grassi e/o zuccherini e/o raffinati, oppure, al contrario, se si segue una dieta povera di elementi essenziali. Tra gli alimenti essenziali rientrano le proteine (dal greco protos, primario), la cui mancanza porta a vere e proprie carenze nutrizionali, che possono diventare importanti se si verificano nell’anziano.

Un’alimentazione sbilanciata ha come conseguenza la difficoltà dei processi di riproduzione e costruzione cellulare, oltre che di modellamento muscolare, ma la massa muscolare serve anche a contrastare l’infiammazione, mentre, al contrario, l’adipe in eccesso scatena reazioni pesanti a livello infiammatorio. In questo caso quale sarà l’alimentazione corretta?

Atteniamoci ad una massima “la dose fa il veleno”: infatti, non è importante solo cosa ma anche quanto mangiamo e in quale momento della giornata, in relazione alle richieste del nostro corpo, senza eccedere o essere troppo scarsi nelle quantità. Non esiste infatti la dieta “perfetta”, quella che va bene per tutti, ma quella adatta alle nostre specificità ed esigenze anche del momento, sarà il nostro stesso organismo a dirci se stiamo andando nella direzione giusta. A volte basta un metro ed una bilancia, e, in caso di dubbi, un semplice calcolo del BMI (rapporto peso/ altezza) e della circonferenza vita, ma, se abbiamo bisogno di consigli per mangiare meglio, potremo affidarci con serenità ad un medico nutrizionista.

Ricordiamoci sempre che il nostro organismo ha bisogno di grassi, zuccheri e proteine, e che dalle proteine si possono sintetizzare zuccheri, ma questo non avviene al contrario. E le proteine sono fonte di aminoacidi, i mattoncini con cui costruiamo tutte le strutture, gli anticorpi, alcuni ormoni, e quando serve diventano anche fonte di energia.

Per contrastare STRESS OSSIDATIVO, INFIAMMAZIONE E PROCESSI DI GLICAZIONE, puntiamo allora, a livello nutrizionale, anche su alcune tipologie di integratori: ANTIOSSIDANTI, ENZIMI NATURALI E AMINOACIDI.

A livello dietetico, infatti, oltre a privilegiare quegli alimenti che possono aiutarci nella quotidiana battaglia contro lo stress ossidativo – frutta e verdura, soprattutto – ricorriamo ad un’integrazione ad hoc con ritrovati che, nel corso del tempo e grazie anche a studi mirati, vantano proprietà antiossidanti.

Possiamo assumere FPP®, Papaya verde bio-fermentata per 10 mesi, la quale proprio in virtù di questa lunga fermentazione, produce un pool di sostanze naturali con elevata attività antiossidante e immunomodulante, che sembra essere in grado di ridurre i livelli di IL-6, attiva i geni deputati alla protezione del DNA, riduce la glicemia post-prandiale, aumenta la produzione delle IGA salivari e del lisozima, creando una prima barriera di difesa verso le infezioni e potenziando le difese immunitarie, e stimola da parte dei linfociti la produzione di glutatione, potentissimo antiossidante endogeno, favorendone la funzionalità a livello molecolare. Il glutatione (GSH) è un potentissimo detossificante e svolge un ruolo determinante a livello epatico, contrastando l’accumulo di sostanze di scarto dannose per l’organismo, riducendo quindi i radicali liberi, e può rivelarsi un valido aiuto nei pazienti che assumono molti farmaci. La somministrazione orale di GSH presenta però notevoli difficoltà in quanto la sostanza, quando giunge a contatto con il sistema digerente, viene scomposta nei singoli aminoacidi che la costituiscono. Fino ad ora veniva, infatti, somministrato per endovena, ma oggi grazie ad una nuova tecnologia farmaceutica, che lo rende orosolubile, può essere assunto per via orale, viene perciò assorbito attraverso la mucosa della bocca bypassando il sistema gastroenterico.

Per contrastare l’infiammazione o, meglio, per modularla, possiamo ricorrere ad enzimi proteolitici: una terapia sistemica a base di enzimi naturali aiuterà sia a rimuovere i mediatori infiammatori e le tossine in eccesso, riducendo l’attivazione delle cicloossigenasi, enzimi che attiverebbero la cascata infiammatoria, sia a gestire l’infiammazione cronica, a beneficio dell’intero organismo.

Oltre a scegliere una dieta di tipo “antiossidante” ed antinfiammatoria, per contrastare fattori pro-aging, come una dieta low-carb, potremo anche cercare di tenere sotto controllo la misura della circonferenza della vita, grazie agli AMINOACIDI. L’obesità addominale, di cui la circonferenza vita e un indicatore a cui fare riferimento, è infatti un fattore importantissimo nel determinare un accelerato invecchiamento, e nell’indurre uno stato di infiammazione cronica: la stessa obesità può portare facilmente anche diabete tipo 2, insulinoresistenza, aterogenesi, ipertensione e sarcopenia. Ma anche una condizione di malnutrizione, soprattutto nell’anziano, può essere fattore predisponente di sarcopenia e dell’insorgenza di molte malattie. Il rapporto tra muscolo e adipe è, non a caso, un indice di efficienza metabolica e di salute di ogni organismo e la massa muscolare è il tessuto più studiato degli ultimi 10 anni perché ha numerose funzioni, oltre quella di movimento e sostegno, quali:

  • riserva energetica, il muscolo è il principale serbatoio di glicogeno dell’organismo, assieme al fegato. Il glicogeno è lo zucchero di stoccaggio energetico, quindi se manca tessuto muscolare si avverte debolezza generalizzata.
  • regolazione della glicemia, per gli stessi motivi; se manca il magazzino di stoccaggio, gli zuccheri assunti con l’alimentazione rimangono in circolo e andranno ad incrementare il tessuto grasso;
  • proprietà antinfiammatorie; il muscolo produce potenti sostanze antinfiammatorie, chiamate miochine. Chi ha poca massa muscolare è quindi più soggetto a sviluppare malattie infiammatorie;
  • regolazione del metabolismo e della digestione; il muscolo è la struttura metabolicamente più attiva, perché i muscoli muovono stomaco ed intestino per un buon processo digestivo.

Se manca massa muscolare il metabolismo rallenta e la digestione diventa difficoltosa. La perdita di massa e forza muscolare compromettono la funzione cardiocircolatoria, respiratoria, cerebrale, deambulatoria, la stabilità e flessibilità posturale e la vita sociale. Non è un caso che in ogni condizione di stress, patologie croniche o acute, si abbia un aumentato fabbisogno di proteine, per sostenere le funzionalità della massa muscolare oltre che le capacità di replicazione e riparazione cellulare. Proteine che ad ogni età, ma soprattutto nell’anziano, non vengono introdotte in quantità adeguate, per vari motivi. Il processo di rinnovamento cellulare però richiede da 20 a 80 g circa di proteine al giorno: le proteine demolite liberano aminoacidi che vengono poi utilizzati per “costituire” altre proteine necessarie all’organismo.»

Dovremmo dunque assumere, ogni giorno, un’adeguata quantità di proteine, per ritardare l’aging e contrastare l’infiammazione… ma da dove è meglio prenderle?

«La digestione delle proteine dura in media da 1 a 2 ore, e necessita di enzimi gastrici e pancreatici per metabolizzarle, ma solo circa il 40% degli aminoacidi che le compongono viene assimilato, producendo quindi un 60% circa di scarti, quelle scorie azotate che, non assimilate, dovranno poi essere smaltite tramite reni e fegato. Quindi, un’alimentazione iper-proteica, soprattutto a base di proteine animali, ovvero le più ricche di aminoacidi essenziali, e che possa fornirci la quantità adeguata di “mattoni” con cui costruire le cellule ed i muscoli, rischia di innescare, anziché ostacolare, nuovi processi infiammatori liberando altri ROS e acidi forti che possono essere eliminati solo attraverso i reni, sovraccaricando questi organi. A loro volta, le proteine di origine vegetale, anche se “pesano” meno su reni e fegato, perché producono acidi deboli che vengono eliminati dai polmoni, sono però fonti incomplete di aminoacidi, eccezion fatta per alcuni cereali quali la quinoa e il grano saraceno. E, in verità, tutti gli alimenti proteici, sia di origine animale sia vegetale, contengono troppi aminoacidi non essenziali (> 80%) rispetto agli essenziali (< 20%).

Il Prof. Dioguardi, uno dei massimi esperti in nutrizione aminoacidica, sostiene che un’alimentazione ricca non di proteine, ma delle loro costituenti, ossia di aminoacidi essenziali (EAA), può migliorare i parametri clinici, aumentare la longevità e indurre significative riduzioni del peso corporeo grazie all’azione sulle riserve di grasso. In effetti gli aminoacidi aiutano a sostenere la sintesi di proteine necessarie per il rinnovamento cellulare: emoglobina, albumina, immunoglobuline, ormoni, neurotrasmettitori, collagene ed enzimi che regolano le reazioni biologiche. Oltre a questa funzione, detta “plastica”, gli aminoacidi svolgono anche un’importante funzione nella produzione energetica.

La miscela di aminoacidi ideale deve perciò poter garantire il giusto rapporto stechiometrico delle molecole, in cui si prediligano gli aminoacidi essenziali e alcuni non essenziali con specifiche funzioni.

Anche la restrizione calorica o il digiuno intermittente attivano un pool di fattori antiaging tra cui le sirtuine, che hanno un ruolo importante nel controllo dei geni e nell’epigenetica, e i macrofagi di tipo 2 che riducono l’infiammazione.

Per concludere, ritornando al fattore psico-emozionale come fonte di benessere e longevità o, al contrario, come elemento pro-aging, il nostro peggior nemico è l’isolamento sociale, il quale riduce l’espressione del gene del recettore per l’ossitocina, ormone del benessere, e allo stesso tempo aumenta l’espressione dei geni per la sintesi di vasopressina. L’abbraccio, la carezza, il massaggio, l’orgasmo aiutano a liberare ossitocina, che regola l’asse HPA (asse dello stress), le richieste immunitarie, e potenzia le stesse molecole che ci aiutano a superare stress acuti. Ossitocina che, secondo recenti studi, avrebbe anche effetti antiossidanti e antinfiammatori, oltre ad essere considerato l’ormone che risana le ferite. Anche quelle del cuore.» 

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