Stomaco e intestino Difese immunitarie I consigli dell'esperto

Covid e intestino, una relazione duratura

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Scritto da R C

Circa un terzo dei pazienti affetti da COVID-19 presenta sintomi intestinali come la diarrea.

Dr. Evasio Pasini, medico cardiologo e patologo clinico, già professore a.c. Università degli Studi di Brescia, in prima linea sui pazienti Covid di Brescia.

Circa un terzo dei pazienti affetti da COVID-19 presenta sintomi intestinali come la diarrea. Inoltre, è noto che residui del virus SARS-CoV-2 si ritrovano nelle feci dei pazienti guariti anche quando i tamponi di naso e faringe sono ormai negativi, e che tracce del patogeno sono rintracciabili anche nelle acque di scarico. Quindi il Covid, secondo le evidenze cliniche, interessa anche il tratto gastrointestinale. E se ragioniamo sul fatto che nell’intestino sono contenute la maggior parte delle nostre difese immunitarie, il legame tra virus ed intestino apre senz’altro ambiti di riflessione e di intervento da non trascurare.

Infatti, non è un caso che le cellule che rivestono la parete dell’intestino (dette enterociti) hanno i recettori ACE2, le stesse porte di accesso che il coronavirus SARS-CoV-2 sfrutta per entrare nelle cellule dei vari organi bersaglio. Si evince quindi che l’intestino è uno degli organi in cui il SARS-CoV-2 si replica e che subisce danni diretti causati dal Virus.

In aggiunta a questo, dobbiamo ricordare che la terapia della fase acuta dell’infezione da Covid prevede l’uso di farmaci, quali gli antibiotici ed il cortisone, che influenzano negativamente la flora intestinale, o Microbioma, formata da circa 100 miliardi di microrganismi (funghi, batteri, virus), che popola l’intestino e che, in condizioni di normalità, è in rapporto di perfetta simbiosi con l’ospite e regola le funzioni fondamentali dell’intestino stesso.

Dati scientifici mostrano che sia nella fase acuta dell’infezione da Covid sia nella fase “Post-Long Covid” si ha una marcata alterazione qualitativa e quantitativa della flora intestinale, detta Disbiosi intestinale. Si deduce, quindi, che l’intestino è uno degli organi che, nel “Post-Long Covid” va rimesso in sesto ed in equilibrio, perché possa riprendere al massimo tutte le proprie capacità.

Ma come curare un intestino colpito da Covid? Ce lo spiega il Dr. Evasio Pasini che ha seguito, e ancora segue, moltissimi pazienti affetti dalle conseguenze a lungo termine scatenate dal Covid, puntando su adeguata integrazione tra alimentazione/nutrizione e corretta riabilitazione motoria.

«Prima di tutto dobbiamo puntualizzare che alimentazione e nutrizione non sono affatto sinonimi. Alimentazione significa semplicemente introdurre gli alimenti, mentre la nutrizione prevedere che gli alimenti, una volta introdotti per via orale, vengano digeriti, assimilati, trasportati nel sangue, metabolizzati ed entrino nelle cellule per essere utilizzati. Di fatto, la nutrizione è un fenomeno molto complesso formato da processi che coinvolgono diversi organi e sistemi di organi. In senso lato, può essere considerata il rapporto tra la dieta (quello che mangiamo) e quello che la medicina chiama “omeostasi metabolica/funzionale” la cui condizione di equilibrio regola lo stato di salute o di malattia dell’individuo.

Nell’ambito della nutrizione, quindi, svolte un ruolo fondamentale l’intestino, che non deve essere considerato un semplice tubo, perché al suo interno avvengono una serie di reazioni metaboliche fondamentali per la nostra vita. Di fatto, tale organo partecipa all’assimilazione dei vari nutrienti e regola il sistema infiammatorio dell’individuo. Quando ci nutriamo, le sostanze riconosciute “self” dall’intestino, cioè benefiche per l’organismo ed il metabolismo che lo regola, passano attraverso il rivestimento interno delle pareti intestinali e sono direttamente immesse nel sistema circolatorio del sangue o della linfa. Di tutte le sostanze che ingeriamo, quelle riconosciute come “non self” (dannose) dall’intestino, non vengono assorbite ed azionano il sistema di difesa immunitario che, a sua volta, se attivato, causa una risposta infiammatoria generalizzata spesso violenta. In questo processo svolge un ruolo importante la “flora intestinale o Microbioma” che deve essere equilibrata al fine di garantire un’adeguata funzione intestinale, inclusa l’attivazione del sistema immunitario.

Un delicato sistema quale quello della nutrizione necessita, alla fine, anche di una efficiente eliminazione delle scorie prodotte dal metabolismo. L’eliminazione comincia dalle cellule che, mediante specifici sistemi trasportatori, riversano nel circolo le sostanze di scarto. Il circolo completa l’eliminazione delle scorie tramite molti altri sistemi tampone, metabolicamente attivi, come la pelle, i reni, i polmoni e l’intestino, che eliminano le scorie, spesso tossiche, dall’organismo. È chiaro che se il delicato sistema di eliminazione non funziona al meglio le scorie si accumulano, compromettendo il metabolismo cellulare, generando specifiche malattie sino alla morte cellulare. Purtroppo, il Covid-19 è in grado di attaccare direttamente le cellule intestinali e causare un danno importante a tale organo. In aggiunta a questo, le terapie utilizzate per curare, nella fase acuta, il Virus sono dannose per il Microbiota. Infatti nella sindrome “Post-Long Covid” le capacità fisiologiche dell’intestino risultano fortemente compromesse, per cui pur in presenza di una corretta alimentazione, di fatto non si verifica una corretta perché l’intestino non funziona al meglio.

Ecco allora che, considerata l’importanza del Microbiota, sia in fase di attacco da parte del virus sia dopo, è fondamentale valutare la sua composizione per poter intervenire con un’integrazione adeguata e “ad personam” in base alle carenze ed alle alterazioni identificate. La diagnostica moderna ci aiuta in questo perché è in grado di determinare, dettagliatamente, la composizione del Microbiota intestinale. È importante, infatti, non solo capire quali microrganismi patogeni siano presenti ma anche rilevare numericamente la quantità dei microorganismi positivi quali i Lactobacilli e dei Bifidobatteri. Questo ci permette di trasformare un’analisi in un sistema pratico di cura».

Ma quali integratori probiotici dovremmo allora inserire nella dieta di un paziente che abbia avuto il Covid?

«In commercio sono presenti centinaia di prodotti per la ripopolazione del Microbiota intestinale. Tuttavia, dobbiamo ricordare che per ottenere dei risultati significativi, l’approccio deve essere il più possibile personalizzato e di qualità, magari ideato dopo aver eseguito uno screening della flora grazie ad un semplice ed incruento esame delle feci. Ciò premesso, bastano poi poche e semplici regole per scegliere i probiotici migliori per ripristinare la flora batterica intestinale e curare in modo integrato la sindrome “Post-Long Covid” favorendo un’adeguata funzione intestinale indispensabile per un’efficace nutrizione:
1. i batteri devono essere in particolare: Lactobacilli e Bifidobatteri, altri generi di batteri non hanno le caratteristiche metaboliche per poter resistere e colonizzare il tratto gastro-enterico.
2. i batteri devono essere di ceppo umano: il riconoscimento immunitario è specie specifico. Solo ceppi di origine umana possono interagire con cellule umane.
3. i probiotici devono essere assunti in quantità adeguate. La ripopolazione intestinale può strutturarsi solo utilizzando decine di miliardi di cellule, se l’integrazione apporta un quantitativo inadeguato di batteri sarà inefficace.», conclude il Dr. Pasini.

Consigli particolarmente validi per i pazienti Post-Covid, il cui intestino risulti quindi danneggiato, ma utile anche per tutti, perché un intestino sano e efficiente esplica al meglio la propria capacità di barriera e di difesa in caso di contatto con virus e batteri.

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