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Smart Working e DAD: occhio…agli occhi!

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Scritto da R C

Smart Working e DAD hanno richiesto un drastico aumento del tempo trascorso online, davanti allo schermo di un computer, di un tablet o dello smartphone, per necessità professionali o scolastiche, ma anche per poter restare in contatto con amici e parenti che, non vivendo dentro casa con noi, abbiamo potuto “frequentare” per molti mesi solo attraverso uno schermo.

Indubbiamente, le possibilità offerte dalla tecnologia ci hanno fatti sentire più vicini seppur “a distanza”, ma l’aumento notevole delle ore trascorse davanti al digital screen – una ricerca ha rilevato che durante la pandemia ciascuno di noi ha trascorso in media 9 ore e 45 minuti di fronte a schermi digitali – e ciò ha determinato un aumento dei disturbi della vista.

Tre quarti degli ottici riferiscono che vi sono più casi di patologie oculari oggi rispetto a 10 anni fa, mentre il 19% dei medici afferma che l’utilizzo prolungato di strumenti digitali è la causa principale. Un’indagine, effettuata su un campione di 2000 italiani, evidenzia che passiamo addirittura 6.235 ore all’anno con gli occhi fissi su un dispositivo, una media quindi di 17 ore al giorno, in totale ben 47 anni della nostra vita!!! Quasi 4 ore e mezza al PC, 4 ore sul telefonino, tre ore e mezza alla TV, e 5 ore tra e-reader, tablet e videogame.

Nel 2020, anno della pandemia e della conversione “smart”, i dati dicono che da gennaio a settembre il traffico dati in download è aumentato del 45% rispetto al 2019. A novembre sono stati 160 milioni gli accessi ai servizi di videoconferenza, Google Meet, Zoom, Microsoft Teams.

A fronte di questi dati, sono aumentati esponenzialmente anche i disturbi visivi: il 38% dei lavoratori riferisce di sentire occhi stanchi durante il lavoro d’ufficio, un sintomo ora comune anche tra gli studenti collegati in DAD. Oltre all’affaticamento agli occhi, tra i sintomi rilevati a carico di chi trascorre molte ore davanti ad uno schermo digitale, emergono anche secchezza e irritazione oculare, sensibilità alle luci forti e mal di testa.

La SOI, Società Oftalmologica Italiana, lancia dunque l’allarme per un aumento del rischio di patologie oculari e problemi alla vista associati ad un uso scorretto ed eccessivo dello schermo digitale. A questo proposito, si evidenzia, inoltre, il rischio di una scarsa lacrimazione dovuta all’alta concentrazione visiva richiesta dalla didattica virtuale, per cui il fissare lo schermo ininterrottamente può ridurre la frequenza di movimenti oculari, come lo sbattere delle palpebre, contribuendo così ad un aumento della secchezza oculare, un fenomeno che alla lunga può portare a sofferenza corneale, oltre che a incrementare il rischio di danni e infezioni. Inoltre, tra i ragazzi in età scolare (8-13 anni), è stato osservato un aumento delle miopie, perché, come spiega il Prof. Piovella, presidente SOI: «Nei bambini la messa a fuoco è automatica e il mantenere la tensione oculare continuamente, durante le lezioni virtuali, senza fare piccole pause di 30 secondi, potrebbe contribuire ad un aumento della miopia».

Per cercare di arginare il fenomeno in atto, nonché i disturbi correlati, bisognerebbe evitare di guardare schermi troppo piccoli (es. smartphone), ponendosi alla giusta distanza ed angolazione, e, se già miopi, sarebbe meglio farsi prescrivere lenti con filtro protettivo verso la luce blu di pc e tablet, la cui luminosità può essere abbassata anche accedendo alle impostazioni dei computer. Infine, la “regola 20-20-20” aiuta a salvare la vista messa a dura prova da DAD e smartworking: ogni 20 minuti è importante fare una pausa, distogliendo lo sguardo dal computer per fissare un punto lontano almeno 20 piedi (6 metri) per circa 20 secondi.

Anche l’assunzione di alimenti ricchi di vitamine antiossidanti, come la A, la C e la E, sostiene la salute ed il benessere degli occhi. Inoltre, è fondamentale assumere acidi grassi Omega-3: alcuni studi, infatti, hanno dimostrato come un’assunzione regolare aiuti a prevenire le malattie della retina, come la degenerazione maculare e la secchezza oculare. Purtroppo, però, il nostro organismo non è in grado di produrre autonomamente gli Omega-3, ed è molto difficile trovarli negli alimenti, ad eccezione di alcuni pesci grassi, semi, olio di lino, noci e alcuni ortaggi a foglia verde. È importante quindi assumerli sotto forma di integratori per garantire al nostro organismo un adeguato apporto.

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