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Star bene, star male: la salute emotiva va coltivata

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Scritto da R C

Recentemente, sono stati presentati i risultati della nuova edizione di “Being Mind-Healthy”, relativi allo studio sulla salute mentale e il benessere di AXA condotto da Ipsos. L’indagine, realizzata coinvolgendo 11.000 persone di età compresa tra i 18 e i 75 anni di 11 Paesi, tra cui l’Italia, ha testato il livello di disagio emotivo, di stress e ansia, indagando i comportamenti e le azioni messe in atto per fronteggiarli.

Si conferma la tendenza emersa già dall’indagine dell’anno scorso che vedeva le donne e i più giovani, in particolare in Europa e specialmente in Italia, tra le categorie più colpite a livello psicologico a causa della pandemia da Covid-19 (48% in Italia vs. 33% global). Invece, gli uomini mostrano un miglior stato di benessere mentale, legato anche ad una maggiore sicurezza lavorativa e reddituale. Inoltre, sempre in Italia, il 78% degli intervistati (vs. il 38% della media degli altri Paesi) dichiara di aver perso l’accesso ai servizi di assistenza per l’infanzia e alla scuola in presenza.

L’Italia, insieme a Francia e Giappone, rientra tra i Paesi in cui la popolazione è stata maggiormente colpita sul fronte della propria salute mentale ma, nonostante ciò, gli italiani tendono a non affrontare l’argomento con i propri figli e sono tra i meno propensi, in Europa, a cercare sostegno da familiari e amici in caso di disagio psicologico. Inoltre, l’Italia è anche l’unico Paese europeo in cui il numero delle persone che hanno fatto autodiagnosi supera quello di chi si è rivolto a uno specialista, situazione che sembra acuire ancor di più il livello di stress percepito: oltre la metà degli intervistati italiani, infatti, ha dichiarato di sentirsi stressato.

Gli italiani considerano il Covid-19 come una delle cause che ha influito maggiormente sulla salute mentale, seconda solo all’economia e all’occupazione. Al tempo stesso, però, sono tra coloro che manifestano un buon livello di ottimismo per il futuro e adottano un approccio positivo per superare le difficoltà (63% Italia vs. 55% media globale).

Infine, soltanto il 24% degli intervistati italiani ritiene che il sistema sanitario pubblico fornisca un supporto adeguato e solo il 31% ritiene che il proprio datore di lavoro dia sostegno ai propri collaboratori in materia di benessere e salute mentale.

Ma cosa fare se nell’ultimo anno ci siamo sentiti spesso stressati, preoccupati, oppressi da situazioni che sembrano più grandi di noi (per esempio la perdita del lavoro), o che tendono a limitare la nostra socialità (soprattutto per i giovani, le misure anti-covid hanno condizionato la possibilità di praticare sport, frequentare in presenza la scuola e i luoghi di aggregazione) o che sembrano protrarsi all’infinito?

Chiediamo al Dr. Davide Pagnoncelli, psicologo, psicoterapeuta, esperto in Arteterapia e Teatroterapia, alcuni spunti per “stare meglio”, imparando a “leggere” le difficoltà a partire da punti di vista costruttivi. Da lui piccole, grandi idee per pensare e ripensare il presente e progettare il futuro…

Se hai difficoltà sul lavoro o magari il lavoro l’hai già perso. «Un evento estremamente negativo e drammaticamente spiacevole ci obbliga, volenti o nolenti, a ristabilire le nostre priorità. Può diventare un’occasione per chiederci: “Cosa è davvero importante per me, per la società? Quali sono le mie, le nostre priorità? Cosa desidero davvero cominciare di nuovo, di creativo?” In una situazione di emergenza possiamo percepire nettamente ciò che di veramente essenziale mancava e cosa, invece, avevamo di positivo nella nostra esistenza. Partire da qui ci può aiutare a ritrovare fiducia in noi stessi, cercando di ri-costruirci a partire dalle nostre capacità, alimentando una nuova visione che non necessariamente combacia con ciò che abbiamo fatto fino a ieri. È preferibile, pertanto, anticipare il futuro. Far sì che il futuro non ci prenda in contropiede ma ci trovi pronti con “progetti chiavi in mano”. Ci siamo scoperti vulnerabili, ma non per questo dobbiamo sentirci impotenti».

Se il “social distancing” ha creato in te diffidenza e paura del prossimo. «Alfred Adler, uno dei padri fondatori della psicologia del profondo assieme a Freud e Jung, ha affermato: “Il sentimento sociale è il barometro della normalità”. Più il sentimento sociale si affievolisce, o addirittura sparisce, più le problematiche psicosociali e le patologie psichiche si aggravano. Vivere come se fossimo tutti separati ci ha reso tutti più deboli e rallentati, invece, il legame positivo con gli altri ci rende più efficaci, come nella scrittura in corsivo il legame tra le lettere rende la scrittura più veloce e fluida. Perfino negli sport di squadra si lavora sul gruppo e sullo spirito di squadra, avendo ben chiaro quanto conti e quanto potenzi le prestazioni individuali: infatti, un gruppo è ben di più della somma delle singole parti. Ritrovare la nostra dimensione sociale frequentando quanto più possibile amici di vecchia data, ma anche aprirci a nuovi contesti in cui sia possibile ricominciare a fare qualcosa “insieme” a perfetti sconosciuti, dal frequentare corsi in piscina o in palestra, all’iscriversi a tour guidati per riscoprire la bellezza delle nostre città ricche d’arte, al decidere di frequentare serate di degustazione vini e specialità, fino al creare occasioni d’incontro dal vivo con gruppi di persone che abbiamo avuto modo di conoscere sui social, visto che siamo sempre più online, deve essere una modalità per a ricreare una visione positiva e fiduciosa dell’altro. In particolare, l’arte allarga i cuori, affina lo spirito, è cibo per l’intelligenza emotiva e aiuta a far riscoprire in se stessi la propria bellezza.

Non dobbiamo mai dimenticare, infatti, che più la situazione diventa complicata, più abbiamo bisogno, in modo gratuito, di atti di gentilezza e di positività, anche se minimi».

Se sei genitore di un figlio adolescente che tende a isolarsi. «Molto si può fare in famiglia, se si riesce ad instaurare un dialogo, oggi la “prevenzione” di comportamenti asociali è importante che si snodi attraverso una connessione serrata e integrata con il mondo della scuola. Perché? Per il semplice motivo che la scuola è l’unico luogo dove passano tutti, proprio tutti, e tutti ci stanno per molti anni. Diversamente la prevenzione diventa illusione. La scuola è un luogo dove si affrontano tutte le emozioni, anche quelle spiacevoli come per esempio la paura, dove si educano i sentimenti; le emozioni sono variabili, fluide e passano; i sentimenti, invece, vanno coltivati con molta cura. Al di là dei contenuti, dei programmi e di quant’altro, la scuola è essenzialmente relazione, cioè convivenza, condivisione e compartecipazione emotiva. Quello che non è possibile togliere alla scuola è la comunicazione corporea tra persone, comunicazione che struttura relazioni. Prima dei contenuti, prima delle metodologie, prima della tecnologia, prima di tutto, la scuola è relazione!

È essenziale partire dalla scuola per costruire progetti di prevenzione e di formazione.  Dentro le scuole, servono progetti continui (non mordi e fuggi e che durano una stagione) che aiutino le nuove generazioni a potenziare la loro salute, sanitaria, psicologica, emotiva, sociale e spirituale. I genitori devono lottare e farsi portavoce di istanze che, a scuola, non riguardino solo ed esclusivamente la preparazione didattica dei propri figli, ma anche la possibilità di frequentare in presenza, e di inserirli in percorsi che vadano a sostenere e rafforzare la salute emotiva, perché solo così le relazioni si costruiscono in modo sano, dal vivo, e con l’aiuto di adulti in grado di andare oltre il mero concetto di profitto scolastico».

Se hai paura di ammalarti. «Credo che non bastino guarigioni di tipo sanitario o economico, ma che sia necessario aiutare le persone a realizzare guarigioni psicologiche, emotive e sociali. La malattia attecchisce in un substrato specifico: si ammala meno chi ha l’organismo meno intossicato. Va posta attenzione ai microrganismi patogeni, ma anche al terreno, al livello di infiammazione dell’organismo coinvolto, al rafforzamento del sistema immunitario di ognuno. Ma anche al suo benessere psicologico.

La prevenzione non può essere solo difensiva, cioè lottare contro qualcosa di negativo che minaccia la salute psicofisica, ma deve essere una prevenzione rafforzativa, che costruisce, che progetta in tempo. È necessaria una prevenzione positiva ed evolutiva che ci dia forza fisica ed emotiva. È necessario agire quotidianamente per restare in salute, anche e soprattutto grazie ad attività di “prevenzione”: alimentazione sana ed adeguata, attività motoria regolare, buona interazione sociale e abitudini di vita che portano benessere, ci consentiranno di avere una visione meno allarmistica della malattia, più equilibrata ed auto-controllata, rimettendo la paura dentro limiti esatti e che non rischiano di strabordare».

Un pensiero per tutti coloro che si sentono in difficoltà. «Quando le difficoltà aumentano è il momento di gettare il cuore al di là dell’ostacolo e di riappropriarci della nostra libertà creatrice, della nostra progettualità migliore. Perciò non prefiggiamoci di ritornare alla normalità…di prima. Piuttosto, cerchiamo di ritornare alla quotidianità con innesti insoliti di cambiamenti di talune abitudini e con inserti di nuove originalità».

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